//Digiuno intermittente: quando mangiare poco prolunga la vita

Digiuno intermittente: quando mangiare poco prolunga la vita

Il Digiuno intermittente

Saltare i pasti un solo giorno alla settimana allontanerebbe addirittura il rischio di ictus e il declino cerebrale.

No, non stiamo parlando della diminuzione calorica, la riduzione del 30 per cento del consumo di calorie, quella è passata di moda, scientificamente parlando: accanirsi su una dieta da fame (poco più di mille calorie al giorno) è impresa per pochi.

Ciò che ora la scienza suggerisce come strategia anti-aging è un’abitudine più facile: digiuno totale ma solo ogni tanto. Testato sui topi, pare funzioni: in laboratorio i roditori che non venivano nutriti per un giorno e mangiavano quello dopo si sono dimostrati altrettanto longevi di quelli sottoposti a restrizione calorica continua.

Saltare i pasti un solo giorno alla settimana allontanerebbe addirittura il rischio di ictus e il declino cerebrale.

In pratica mangiare poco prolunga la vita.

Negli esseri umani il digiuno occasionale prenderebbe forme più agevoli, come saltare i pasti un giorno solo la settimana.

Ovviamente il digiuno intermittente è una modifica più leggera e facile del digiuno classico detto anche terapeutico.

Secondo i digiuno-terapeuti, il digiuno è fonte di salute, purificazione, autoguarigione e sarebbe benefico per la forma fisica perché consente:

  • il riposo dell’apparato digerente,
  • l’eliminazione delle tossine accumulate e dei liquidi in eccesso,
  • il rinnovamento delle cellule invecchiate e degenerate,
  • la perdita di peso: il digiuno instaura un bilancio energetico negativo (le calorie bruciate sono più di quelle introdotte che sono praticamente pari a 0) necessario per perdere peso.

Il digiuno terapeutico è una pratica che viene adottata per purificare l’organismo dalle scorie e ritrovare la vitalità.

In poche parole: depurare lo spirito e il corpo.

Perché digiunare fa bene?

La logica alla base dell’ipotesi la spiega (come riporta Scientific American) Mark Mattson del National institute on aging-neuroscience: il digiuno intermittente procura un blando stress biologico che spinge l’organismo a riattivare le sue difese cellulari contro i danni molecolari.

I topi digiunatori, per esempio, mostrano livelli più elevati di una proteina (la Bdnf, fattore neurotrofico cerebrale) che protegge i neuroni dalla morte. In questo modo, sostiene Mattson, il digiuno saltuario allontanerebbe il rischio di ictus e il declino cerebrale.

Niente cibo per tutto il giorno, al massimo un caffè o tè ovviamente amaro.

Cosa accade con il digiuno intermittente?

I sostenitori del digiuno intermittente ritengono che il creare una finestra temporale ben precisa nel corso della quale non si assumono alimenti, sia in grado di incidere in modo significativo sul bilancio energetico complessivo e anche sul metabolismo dei vari ormoni; sembra, infatti, che quando si digiuna si raggiunga la cosiddetta calma insulinica (va ricordato che l’insulina, ormone anabolizzante per eccellenza, è responsabile del metabolismo lipidico), si stimoli la produzione di testosterone e di somatotropina (un ormone che incrementa l’ipertrofia e determina una riduzione dei depositi adiposi).

Insomma, grazie al digiuno intermittente si otterrebbero due brillanti risultati: aumento della massa muscolare e riduzione dei depositi adiposi.

  • Normalizzare l’insulina e la sensibilità alla leptina, che è la chiave per una salute ottimale. L’insulino-resistenza (che interviene quando la sensibilità all’insulina diminuisce) è un fattore primario che favorisce quasi tutte le malattie croniche, dal diabete alle malattie cardiache.
  • Normalizzare i livelli di grelina, noto anche come “l’ormone della fame”. Significa che fa diminuire il desiderio, a volte compulsivo, di continuare a mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte.
  • Promuovere l’ormone della crescita (HGH), che svolge un ruolo importante nella salute, nella forma fisica e nel rallentando del processo d’invecchiamento
  • Abbassare il livello dei trigliceridi
  • Ridurre l’infiammazione e diminuire danni dei radicali liberi. Aiuta quindi a prevenire patologie croniche come l’artrosi reumatoide.

Il funzionamento è il seguente, un periodo di digiuno seguito da uno durante il quale si può mangiare, uno dei metodi più usati è il 16:8 ovvero 16 ore di digiuno seguite da 8 durante le quali si può mangiare, calcoliamo 8 ore di sonno, rimangono quindi solo 8 ore di digiuno “vero”, psicologicamente e potenzialmente duro da affrontare, mettiamone 4 prima del sonno e 4 dopo e scompare la paura.

Ecco un esempio:

– Dalle 21:00 alle 13:00 Digiuno (16 ore)
– Dalle 13:00 alle 21:00 Pasti (8 ore)

Semplice, si può mangiare solo a partire dalle 13:00 e fino alle 21:00 massimo.

Perché allenarsi a digiuno?

L’allenamento per la massa inserito anche in un contesto di dimagrimento deve o dovrebbe possibilmente seguire questo tipo di organizzazione: Deve essere fatto a digiuno poiché a digiuno si verifica la condizione metabolica perfetta per attivare al massimo la sintesi proteica e per potere secernere la massima quantità di GH.

L’allenamento si dovrebbe fare (per chi non lavora)tra le 11 e le 12 circa del mattino, mezzora prima dell’allenamento è fondamentale avere nel corpo una base di aminoacidi ramificati in modo che il nostro corpo non vada ad intaccare tessuto muscolare nel tentativo di cercare glicogeno.

Cosa si mangia dopo le 16 ore di digiuno?

Molte variabili personali, chi fa la paleo continua a nutrirsi di frutta e proteine animali, e invece chi è abituato a mangiare cereali e derivati (pasta, pane, riso, orzo, farro, mais, segale ecc.) si farà il suo pasto serale ricco di carboidrati, soprattutto se si è allenato.

In questo caso è perfetto il nostro NaturaLoad, così da ottimizzare i nutrienti e non avere sbalzi glicemici.

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2017-05-05T15:39:40+00:00